Il secondo giorno di questo viaggio mi ha portato sulla cima del Mont-Dol, una modesta collina ma un luogo sacro della memoria, dove ora sorge la Cappella di Nostra Signora della Speranza. Il cielo, carico di nuvole e spazzato da un vento frizzante, mi ricordava costantemente che eravamo davvero in Bretagna: qui, la luce cambia in un soffio, passando dal chiaro all'ombra, e l'aria umida porta con sé una freschezza quasi piccante.
La storia del luogo aggiunge un'inaspettata profondità a questa atmosfera singolare. Un tempo, qui sorgeva un priorato benedettino, dipendente dall'Abbazia di Mont-Saint-Michel, già in rovina durante la Rivoluzione. Le sue pietre furono utilizzate intorno al 1802 per costruire una stazione telegrafica di Chappe, un collegamento sulla linea Parigi-Brest, prima che la torre fosse rasa al suolo e trasformata in cappella dal Rettore Demiriac. Consacrata nel 1857, prese il nome di Nostra Signora della Speranza, un invito alla fiducia e alla fede, che resiste ai venti e ai secoli. Si dice addirittura che qui siano stati scoperti altari legati al culto di Mitra, a testimonianza di come questo promontorio sia sempre stato un luogo di spiritualità e di passaggio.
Avvicinandosi alla cappella, si percepisce questo mix di austerità e serenità. Il vento fischia tra i rami, le nuvole si muovono sopra il campanile, ma il luogo incute silenzio e contemplazione. Questo piccolo edificio in pietra, semplice e robusto, sembra portare in sé tutta la memoria dei suoi successivi utilizzi: luogo di culto, punto di comunicazione, santuario di preghiera.
Così, in questo contesto martoriato dagli elementi, la cappella appare come una vedetta spirituale, una sentinella immobile che offre al viaggiatore non solo riparo, ma anche una lezione di umiltà di fronte alla forza dei secoli e dei venti.
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